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Carbon footprint

Che cos’è la carbon footprint

La “Carbon Footprint”, o “impronta di carbonio” è la valutazione dell’impatto di un determinato prodotto sul riscaldamento globale e in particolare sui cambiamenti climatici di origine antropica in termini di emissioni di gas effetto serra (Green Houses Gases), espressi in kg di CO2eq. Questa valutazione considera tutta la vita del prodotto, attraverso l’analisi del ciclo di vita (LCA) dalla culla alla tomba del prodotto considerato.

Che cos’è l’analisi del ciclo di vita

Il Life Cyle Assessment (in breve LCA) è un metodo oggettivo che valuta L’IMPATTO che un prodotto o un servizio ha sull’ambiente, considerando l’intero ciclo di vita. Sono incluse nel calcolo le seguenti fasi: estrazione delle materie prime, preparazione, produzione, distribuzione, uso e destino finale. Tra le categorie di impatto considerate, una è l’EMISSIONE DI GAS AD EFFETTO SERRA: in questo senso la CARBON FOOTPRINT rappresenta un sottoinsieme dei risultati derivanti da uno studio LCA.

Questa analisi consente di rendere confrontabile e misurabile l’impatto ambientale, sul fenomeno di riscaldamento globale, generato dai processi produttivi – misurandoli in kg di CO2 equivalente per:

  1. individuare quelli a maggior impatto;
  2. dimostrare le performance ambientali con un dato il più possibile oggettivo;
  3. compensare le emissioni di gas serra prodotti, ovvero la CO2eq. prodotta;
  4. sforzarsi di ridurre le emissioni alla fonte.

Lo studio è quindi un punto di partenza fondamentale per analizzare il sistema produttivo e cercare il continuo miglioramento in termini di riduzione di impatto sull’ambiente.

Il progetto carbon footprint di prodotto per il settore beverages

L’idea di aderire al progetto Carbon Footprint nasce da un bando promosso dal Ministero dell’Ambiente nel 2013 in regime «de minimis» a cui hanno partecipato più di 200 aziende, tra cui PepsiCo, al fine di calcolare le emissioni di CO2eq dei prodotti del largo consumo.

La Carbon Footprint di un prodotto rappresenta un grande vantaggio per l’azienda che sceglie di avviare il progetto, per:

  1. capacità di sintesi: con il valore di un unico indicatore è possibile definire il contributo all’effetto serra di un prodotto;
  2. semplicità e chiarezza dell’unità di misura: a differenza di altri indicatori ambientali, la Carbon Footprint risulta immediatamente comprensibile anche da chi non possiede un background tecnico-scientifico;
  3. incisività e oggettività del dato ottenuto: l’oggettività dell’indicatore rafforza la capacità comunicativa, la divulgazione e la comprensione dei risultati che l’organizzazione è in grado di associare ai propri prodotti nell’ambito della sostenibilità;
  4. promuove il miglioramento continuo, poiché fornisce una valutazione del ciclo di vita di un prodotto utilizzando i cambiamenti climatici come motivazione al miglioramento;
  5. consente di monitorare i risultati nel tempo facilitando la possibilità di tenere traccia delle prestazioni e il progresso nella riduzione delle emissioni di gas serra;
  6. incoraggia cambiamenti nel comportamento dei consumatori nel contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra, facilitando la scelta del prodotto da parte loro.

A novembre 2016 è stato eseguito il rinnovo della certificazione Carbon Footprint, già ottenuta nel 2014 e nel 2015.

I prodotti analizzati

Gli oggetti dello studio sono la bevanda isotonica Gatorade nei formati in bottiglia da 500ml.

Gatorade bottiglia PET 500ml

È uno sport drink, ovvero una bevanda formulata in modo tale da reintegrare rapidamente i fluidi e i sali minerali che si perdono durante l’attività fisica e garantire una rapida e corretta idratazione. La reintegrazione dei fluidi persi attraverso la sudorazione aiuta a prevenire la disidratazione. Inoltre, Gatorade contiene una soluzione di carboidrati che fornisce energia ai muscoli e supporta quindi l’attività muscolare. Sono stati presi in considerazione i gusti Lemon, Lemon Ice, Orange, Red Orange, Cool blue.

Le fasi dello studio

L’elaborazione dello studio ha previsto quattro momenti salienti:

  1. individuazione della Carbon footprint dei prodotti presi in esame, con gli obiettivi, il campo di applicazione e la certificazione dei risultati;
  2. individuazione delle possibili misure da attuare per la riduzione delle emissioni nel ciclo di vita dei prodotti selezionati, in particolare per le fasi principali del ciclo di produzione, per i principali aspetti logistici e per le principali fasi del ciclo di smaltimento;
  3. individuazione delle possibili misure per la neutralizzazione delle emissioni;
  4. comunicazione verso il pubblico del progetto, dei risultati ottenuti e next steps.

I risultati dello studio

A conclusione dello studio, è risultato che il maggior contributo alla produzione di CO2, e quindi il maggior impatto ambientale, è dato dalle materie prime che compongono il packaging e dagli ingredienti. Dal punto di vista ambientale contribuisce poco l’acqua in quanto, come è ovvio, viene emunta direttamente dallo stabilimento di imbottigliamento. In merito alla fase di fine vita hanno un peso considerevole i trasporti (chilometraggi medi consistenti) e la refrigerazione delle bevande.

In particolare si evidenzia che il dato finale in kg CO2eq per una bottiglia da 500ml è rimasto stabile rispetto al precedente studio (dati anno 2014).

Questo risultato riflette l'impegno di PepsiCo nel campo della sostenibilità ambientale, dato che gli indicatori di modellizzazione presenti nella banca dati hanno subito un aggiornamento, risultando peggiorativi rispetto a quelli utilizzati nel precedente studio.

Tutti i dettagli dello studio sono disponibili nel report allegato.

Gli sviluppi futuri

Alla luce dei dati emersi dalla studio, PepsiCo ha deciso di mettere in atto per il futuro alcune azioni concrete che contribuiranno alla riduzione dell’impatto dei propri prodotti sull’ambiente:

1. Packaging più leggero
Già nel corso del 2014 è stata introdotta una nuova bottiglia di Gatorade da 500 ml, più leggera, che denota una sostanziale differenza di impatto ambientale, in senso migliorativo, grazie principalmente alla minor materia prima che viene utilizzata per il packaging. Allo stato attuale, le possibilità tecnologiche ed economiche rendono ipotizzabile ulteriori riduzioni della quantità di packaging.

2. Trasporti e refrigerazione sotto controllo
PepsiCo punta alla riduzione dell’impatto dovuta alla fase di refrigerazione, sostituendo periodicamente i frigoriferi con sistemi di tecnologia sempre più all’avanguardia.
Per quanto riguarda i trasporti, è impegno dell’azienda privilegiare i mezzi a minori impatto ambientale: a tal scopo Pepsico ha elaborato i dati relativi ai km percorsi da ciascun camion nel trasporto del prodotto finito, suddiviso per classe ambientale, in modo da poter avanzare delle ipotesi sul parco mezzi del futuro e selezionando i trasporti in base al minor impatto ambientale.

Scarica il resto della documentazione:
Report riassuntivo dello studio
Rapporto di Riesame Critico dello studio